19/04/2025

Correndo sotto la pioggia

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Fabio Mattis
Correndo sotto la pioggia

È sabato mattina, la sera prima ho già preparato una bella quantità di pancake per tutta la famiglia, così da dormire un po’ di più, far felice la truppa e uscire per farmi una bella ora di corsetta.
Tutto sembra procedere secondo i piani, la colazione è un successo, io mi sento carico di energie, so che ho fatto tutto quello che era giusto fare e mi sento come quei padri dei film statunitensi che escono per fare footing ammirati dai vicini.

Mi preparo: pantaloni del Lidl con così tanti pallini che a confronto la Pimpa pare una zebra. Pancera sintetica già sudata. Maglietta che entra nei pantaloni con accattivanti disegni di Stanlio e Ollio, maglia di maglina con altrettanto accattivante scritta “Maraviglioso”. Pullover troppo stretto per essere sfoggianto in qual si voglia occasione. Felpa d’antan di “Balla coi Cinghiali” ormai logora. Scarpe anch’esse della Lidl.

Metto il naso fuori: pioggia e vento. Roba che ti aspetti che la casa venga trasportata su Oz da un momento all’altro.

Fine della storia?
No questa corsetta me la sono meritata!

Lascio a casa telefono e cuffie per non rovinarle sotto la pioggia. Adotto un preservativo totale antipioggia saggiamente acquistato un anno prima e mai sfruttato ed esco!
Più che il padre dei film statunitensi sembro il sacco della plastica che decide che è il momento di buttarsi da solo dopo mesi sul balcone.

Il vento mi sferza la faccia, il preservativo totale è così stagno che dopo due minuti mi sento Jack del Titanic quando è ammanettato nella stanza.

Però le gambe vanno, incredibilmente vanno!

Faccio il solito giro, per una volta senza incontrare nessuno. Mi sento libero, un po’ folle, i pensieri si placano. Sto bene. Forse non ho mai avuto bisogno del rumore delle cuffie, ascolto i passerotti cinguettare felici mentre fanno la doccia. Vedo i rami degli alberi che mi salutano mossi dal vento.

Ogni tanto cammino per recuperare un po’ di fiato. Arrivo al punto stabilito. Quando incontro un fiume del mio paese. L’acqua scorre e penso: una goccia è una goccia, così indefinita, ma esistente. Come Dio. Non quel Dio che molti onorano sugli altari, ma quella potenza che pervade tutto e tutti.

Sorrido, è ora di tornare.
Penso che il ritorno sarà più duro, come quando raggiungi un obiettivo e non vuoi tornare alla normalità della vita.
Ma mi sbaglio… la potenza che ho percepito in quel momento al fiume è sempre presente. In fondo una goccia è una goccia. E le gambe vanno…

Torno a casa, ci ho messo meno del tempo previsto.
Finisce di piovere, non esce il sole, ma conservo dentro me ancora quella “potenza” che il mio piccolo viaggio mi ha donato

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